“Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore”.

A. Carrell

“Ragionevole designa colui che sottomette la propria ragione all’esperienza”.

J. Guitton

“Coloro che hanno una fede eccessiva nelle loro idee, non sono adatti a fare esperienze”.

C. Bernard

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Libero (17 aprile 2012)

Aiuti alle imprese? No, è in arrivo un’altra delusione

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Scaduta la legge delega n. 99/2009, il neoministro Corrado Passera ha annunciato la riforma degli incentivi alle imprese entro giugno.
Avremmo preferito vederla già approvata e fruibile, ma si sa che “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Invece delle anticipazioni della stampa, avremmo altresì preferito poter scaricare dal sito del MiSE la relazione sugli interventi di sostegno alle imprese, cui siamo stati abituati fino
al 2009. E se anche tale monitoraggio, dopo tre anni di assenza, dovesse arrivare solo a giugno, varrà un altro noto proverbio: “meglio un uovo
oggi che una gallina domani”. Sembrerebbe che le risorse per nuovi interventi possano provenire solo dall’abolizione dei vecchi, ad esempio,
dall’accantonamento di Industria 2015. Sembrerebbe, inoltre, che si voglia passare da una logica di filiera con assegnazione selettiva degli incentivi a una logica orizzontale e automatica.
Prevedo ricorsi dalle migliaia d’imprese già beneficiarie e comunque diffido degli aiuti automatici poiché prescindono dal merito e sono attivabili solo disponendo di significative risorse finanziarie. Lo strumento Industria 2015 non è stato inadeguato in sé, bensì inadeguatamente gestito. Mi domando perché non si possano riproporre strumenti negoziali veramente premiali e si preferisca, invece, ripiegare su vecchie formule. Sicuramente gli incentivi automatici, come ogni “bancomat” di Stato, piacciono a tutti, pò co importa se per giustificarli basta un pò ‘ di “maquillage” scrivendo “ricercatore” sulle tute degli operai o sui berretti degli autisti. Se questa è la ricetta, tanto vale ridurre la pressione fiscale
per le imprese senza tanti bandi. Inoltre, con gli incentivi automatici e senza risorse adeguate, bisogna confidare nella selezione delle imprese
data dalla loro velocità d’inoltro telematico della domanda, come già accaduto con i click day del Mef o dell’Inail, che, per inciso, hanno originato persino ipotesi di class action da parte degli esclusi. In passato è valsa pure la prassi dei riparti, che per accontentare tutti, non hanno accontentato nessuno. E’ quanto accaduto con il credito imposta per la ricerca (L. 296/06): l’agevolazione erapari al 10% della spesa di ricerca e, dopo il riparto, si è ridotta al 4,7%. Stessa storia per la detassazione degli investimenti per ricerca e sviluppo di campionari (DI 40/2010) che ha ridotto peri soggetti IRES il contributo al 6,92% rispetto a una previsione del 27,5%. Altro esempio è dato dall’incentivo per le reti di impresa (DI 78/2010): per il 2011 il riparto è stato del 75,73% e probabilmente il futuro riserverà riparti ancora più mortificanti visto che gli stanziamenti originari sono inferiori alle richieste e che lo strumento comincia a esser conosciuto. Ciò testimonia che se non si parte dalle esigenze e dalle priorità delle imprese, guardando con coraggio alle risorse che si hanno e, soprattutto, agli errori del passato, si rischia, nel volere cambiare tutto, di non cambiare nulla, sia nel metodo, sia nei risultati.

 
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