“Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore”.

A. Carrell

“Ragionevole designa colui che sottomette la propria ragione all’esperienza”.

J. Guitton

“Coloro che hanno una fede eccessiva nelle loro idee, non sono adatti a fare esperienze”.

C. Bernard

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Corriere della Sera ed. Brescia (11 agosto 2012)

Spending review. Effetti bresciani

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Il decreto sulla spending review è legge. Le risorse provenienti dai tagli, invece di garantire un abbattimento del prelievo fiscale o del debito pubblico come sperato, si limitano, nella misura di circa 4 miliardi quest’anno e io nei prossimi, a rinviare l’incremento dell’Iva di 8 mesi e a finanziare una pluralità di altre spese, tanto che sembra che si legga una finanziaria piuttosto che un intervento di riduzione della spesa.
Così, anziché cogliere l’occasione per ridurre aree e settori di intervento della Pubblica amministrazione tagliandone i costi interni, si è
preferito tagliarne quelli esterni con misure lesive dei diritti degli operatori privati. Si prevede infatti che i contratti di affitto passivo per la Pubblica amministrazione non siano aggiornati alle variazioni degli indici Istat come sancito dalla normativa vigente o che siano ridotti del 15% a prescindere dagli accordi contrattualizzati 0, ancora, che la Pubblica amministrazione possa recedere entro il 31 dicembre di quest’anno in deroga ai termini di preavviso contrattuali.
Tutti risparmi per la Pubblica amministrazione, ma a spese dell’affittuario privato. Non mi sembra poi corretto che una Pubblica amministrazione possa unilateralmente recedere da un contratto di fornitura 0 di servizi semplicemente con un preavviso di 15 giorni, né mi sembra che importi che prestazioni di contratti di beni e servizi stipulati da enti e aziende del servizio sanitario nazionale siano automaticamente ridotti del 5%.
Che dire poi dell’aggravio a carico delle farmacie e dell’industria farmaceutica e della discriminazione degli ospedali privati? Perché tanta facilità nel prescindere dai diritti dei privati, mentre per la difesa del pubblico si schiera tutta la capacità d’interdizione parlamentare?
A livello nazionale si salvano società ed enti e a livello locale, grazie al maxi-emendamento, si prevede una deroga alla cessione 0 liquidazione delle finanziarie regionali, delle società legate a Expo 2015 e, soprattutto, di tutte le società per le quali le caratteristiche economiche, sociali, ambientali e morfologiche del territorio di riferimento lo giustifichino.
È ridicolo e renderà giustificabile per Comuni come Brescia, al di là delle nonne, detenere partecipazioni in molte società non tutte con performance eccellenti, che comunque potrebbero essere ben gestite dai privati. Sul fronte occupazionale, la relazione di accompagnamento del decreto non prevede risparmi connessi al taglio degli organici del personale.
Ciò dice molto su tempi e modalità che caratterizzeranno la ridefinizione delle piante organiche. Anche i Comuni dovranno tagliare con modulazioni che caricheranno il peso di tale ridimensionamento sui Comuni fuori media. Cosa farà Brescia che risulta avere un organico fuori dalla media nazionale? Non sarebbe forse opportuno, di fronte alle esigenze organizzative, promuovere una grande alleanza con i Comuni limitrofi per l’esercizio di funzioni associate ai sensi dell’articolo 19 della stessa spending review? Organizzare unitariamente i servizi permetterebbe una riduzione degli organici e, soprattutto, confermerebbe un’interpretazione della spending review con uno slogan che dovrebbe essere caro ad ogni sindaco e al nostro in particolare: «più società e meno Stato».

 
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