“Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore”.

A. Carrell

“Ragionevole designa colui che sottomette la propria ragione all’esperienza”.

J. Guitton

“Coloro che hanno una fede eccessiva nelle loro idee, non sono adatti a fare esperienze”.

C. Bernard

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Corriere della Sera ed. Brescia (24 ottobre 2012)

Sviluppo, servono idee più che soldi

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Il Decreto sviluppo 2.0 prevede una serie di misure a favore delle nuove imprese o start up. Non sono mancate in passato simili iniziative, sebbene con scarse risorse e un approccio non sistemico. Gli artt. 25-32 del decreto varato il 4 ottobre sono invece frutto di un lavoro più esaustivo, che declina il sostegno ai neo-imprenditori nelle diverse fasi dell’avventura dell’intraprendere: dall’idea e costituzione fino allo sviluppo della società, non mancando di prevedere reti di sicurezza in caso di insuccesso e liquidazione. Diverse sono anche le leve agevolative modulate: semplificazione, deroghe normative, abbattimento dei costi, defiscalizzazione e incentivi finanziari. Le nuove imprese potranno infatti, tra le tante agevolazioni, godere di un regime civilistico sui generis che, in caso di perdite, permette loro di rinviare la capitalizzazione e che autorizza quote societarie con diritti diversi, esattamente come per una grande Spa. Potranno inoltre pagare fornitori e dipendenti con quote societarie fiscalmente agevolate e fruire del finanziamento di persone o società grazie alla deducibilità fiscale per questo tipo di investimenti. Forse, e non mi stupisce di questi tempi, la parte più debole è proprio la cassa: mancano i canali di finanziamento istituzionale che ovunque fanno da volano tra il “quasi mercato” e il mercato, mentre la provvista di 200 milioni di euro pare ottimistica oltre che di certo non fruibile nell’immediato. Non mancano innovazioni apprezzabili come la creazione di un portale web che raccolga le sottoscrizioni, anche se rischia di distinguersi più per la sua creatività che per i risultati. Nonostante ciò, resta il pregio di un intervento sistemico e di una razionalizzazione della proposta finanziaria con l’impiego efficace delle iniziative del passato. Il problema, comunque, non è solo finanziario. Rispetto all’Italia, ad Oxford non ci sono molti più fondi istituzionali o molte più infrastrutture ospitanti i giovani imprenditori. Semplicemente università, imprese e finanza dialogano con naturalezza come parti indispensabili le une alle altre. Esistono un’organizzazione e un network relazionale in grado di mettere il capitale finanziario e infrastrutturale a disposizione delle migliori idee e di garantire loro relazioni di mercato. Tutto questo è mancato a Brescia, nonostante la costituzione del Centro Servizi Multisettoriale Tecnologico-CSMT grazie alla disponibilità dell’incubatore universitario, realizzato con i contributi della Regione e destinato a ospitare proprio le start up. Il CSMT non è riuscito a rappresentare un’infrastruttura organizzativa e relazionale tra mondo industriale e della ricerca e giovani. Prova ne è che dall’interazione tra industria e università sono nate, in Italia, 804 imprese – spin off universitari – e solo una quota dell’1,1% è rappresentata dalla nostra università, posizionata al 34° posizione della graduatoria nazionale nonostante operi in uno dei comprensori più industrializzati del paese. A conferma di ciò, basti pensare che le candidature bresciane al Fondo Next, gestito dalla finanziaria regionale, non superano il 5%. Nel frattempo il mondo privato è più proattivo si pensi al progetto di Unicredit “Il talento delle idee” o a “Start up Initiative” targato Intesa Sanpaolo e per stare su Brescia all’iniziativa “Futura” della società Copan o Startup Weekend Brescia evento organizzato domenica su iniziativa del network di co-working Talent Garden e volto a selezionare le migliori giovani idee imprenditoriali. Tutto ciò dimostra che prima che le risorse necessitiamo di idee e capacità di fare.

 
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