“Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore”.

A. Carrell

“Ragionevole designa colui che sottomette la propria ragione all’esperienza”.

J. Guitton

“Coloro che hanno una fede eccessiva nelle loro idee, non sono adatti a fare esperienze”.

C. Bernard

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spending review

Corriere della Sera ed. Brescia (12 settembre 2013)

Ridurre i costi della pubblica amministrazione: una priorità sempre inevasa

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Nel dibattito politico, si contrappongono i difensori del rigore finanziario e coloro i quali vorrebbero allargare i cordoni della borsa. Alla fine, poiché ciò paga politicamente, i secondi la spuntano sempre. Così i tagli della spesa pubblica vengono sempre sacrificati all’incremento delle imposte e all’assunzione di nuovo debito. Di ciò ne dà riscontro Giuliano Amato nel suo ultimo saggio “Grandi illusioni – ragionando sull’Italia”. Amato sottolinea come le classi dirigenti filo-popolari abbiano alimentato in continuazione il debito illudendosi che la crescita fosse una costante irreversibile; e lo hanno fatto nonostante i segni del cambiamento fossero più che evidenti. Mentre, infatti, negli anni sessanta il PIL cresceva ad un ritmo annuo del 5%, con una spesa pubblica al 30% sul PIL, negli anni ottanta la crescita si era dimezzata al 2,4% con una spesa pubblica che superava il 45%, e oggi, nel pieno della recessione, registriamo un deficit di bilancio e la spesa pubblica al 52% del PIL. Il debito pubblico nel frattempo è passato dal 36,8% del 1960 al 130% di oggi, oltre il record storico di 2.050 miliardi di euro. I vincoli comunitari hanno parzialmente costretto a correggere questo comportamento agendo sulla leva impositiva. Per l’ISTAT il carico fiscale è cresciuto dal 36% del PIL al 44% solo negli ultimi 6 anni ma la spesa pubblica è cresciuta con una media di 10 miliardi l’anno, arrivando a 792 miliardi di Euro. La spending review, un groviglio di norme per ridurre e razionalizzare la spesa pubblica, non ha mai raggiunto alcun risultato. Negli anni tali norme sono state prorogate, abrogate, annullate o, più frequentemente e semplicemente, non attuate, non fornendo alcun contributo al freno dell’indebitamento e facendo invece sedimentare la cultura dei diritti acquisiti. Così il blocco delle consulenze è stato aggirato con il crescere degli appalti di servizi, la riduzione degli organici si ritiene compatibile con provvedimenti come la recentissima stabilizzazione dei precari, l’eliminazione delle province bloccata dalla Consulta, la liquidazione delle società partecipate ulteriormente prorogata, ecc. L’unico criterio per ridurre la spesa è risultato essere quello di sottrarre le risorse agli enti locali, 2,25 miliardi di Euro per il 2013, che quindi li costringerà a tagliare costi o ad aumentare le imposte; lascio ai lettori interpretare come i comuni eserciteranno l’opzione su come applicare la nuova tassa sui servizi! Per questa ragione riconfermo l’apprezzamento per il proposito della Giunta bresciana di vendere partecipate e immobili. Mi auguro, però, che sappiano snellire anche le spese ben oltre i tagli ai servizi generali previsti, in parte obbligati da alcune normative, che sono un bel segnale ma poca cosa quantitativamente (meno di 3,7 milioni di euro su quasi 280 di spesa corrente). Sicuramente si potrà far di più anche con la riorganizzazione delle società che rimarranno nella orbita comunale visto che i contratti di servizio hanno registrato un incremento significativo. Le prime riflessioni proposte sul bilancio della nostra città erano animate da queste preoccupazioni ed offerte per sostenere gli spiragli di cambiamento che dall’intervento dell’Assessore Panteghini sono stati riconfermati. Allo stesso modo auspico che l’annuncio “ce la faremo” di questa estate sia riferito alla vendita e ai tagli e non solo a chiudere il bilancio.

 
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